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Statuto Comunale

di Mercoledì, 15 Gennaio 2014 - Ultima modifica: Martedì, 10 Maggio 2016
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APPROVATO DAL CONSIGLIO COMUNALE CON DELIBERAZIONE n. 35 dd. 29 novembre 2006

MODIFICATO con deliberazione consiliare nr. 31  dd. 26/11/2014 (pubblicato sul supplemento nr. 2 al BUR nr. 49/I-II del 09/12/2014)

MODIFICATO con deliberazione consiliare nr. 2  dd. 29/01/2016 (pubblicato sul supplemento nr. 1 al BUR nr. 6/I-II del 09/02/2016)

MODIFICATO con deliberazione consiliare nr. 7  dd. 31/03/2016 (pubblicato sul supplemento nr. 1 al BUR nr. 15/I-II del 12/04/2016)

Citato storicamente per la prima volta verso la fine del VI° secolo, quando i Franchi penetrarono dalle Alpi per scontrarsi con i Longobardi nel campo Rotaliano (584 d.c.), l’abitato di Faedo si è sviluppato soprattutto quale borgo medioevale a partire dal XII° secolo facendo parte assieme alle comunità di San Michele all’Adige, Lavis (cui erano unite Pressano e frazioni) e Giovo della giurisdizione di Könisberg.

Konigsberg, (Castel Monreale) fu ricostruito nel 1243 sul dosso tra Faedo e San Michele a/A. Qui si celebrò, secondo la leggenda, alle idi di marzo del 589 il connubio tra Autari re dei Longobardi e Teodolinda figlia di Gariboldo, il re cattolico di Baviera.

Il territorio concesso in feudo prima ai conti di Appiano e quindi nel 1407 ai conti Thunn venne ceduto nel 1648 alla famiglia nobile veneziana dei Zenobio e, successivamente al periodo napoleonico, passò sotto il dominio dell’Austria divenendo nel 1919 parte integrante del Regno d’Italia e dal 1946 della Repubblica Italiana.

La storia di Faedo, ci racconta di un territorio diviso in due parti, Faid, la zona a vocazione agricola che comprendeva il paese, i campi e i boschi a nord e il Band, una roccia isolata in direzione di Giovo che dava il nome alla zona di estrazione mineraria. In effetti per tutto il medioevo, Faedo è stato luogo di ricerca metallifera, di cui sono ricordo le numerose miniere, ed anche i nomi delle attuali località rammentano in alcuni casi queste antiche origini. Così il covel è uno scavo a monte del Band e il cadino è un pozzo di sondaggio verticale profondo anche più di venti metri.

L’attività mineraria subì un notevole incremento a partire dal 1189, anno in cui il suo controllo passò dall’Imperatore al Principe Federico Vanga, Vescovo di Trento, che la incentivò e la regolamentò al punto tale che pochi anni dopo, nel 1208, promulgò lo Statuto minerario, primo del suo genere in Europa. Lo statuto minerario prevedeva, tra l’altro, l’istituzione di un tribunale e di un giudice minerario con l’incarico di controllare l’attività estrattiva e la riscossione dei tributi. Questo tribunale ebbe sede a Faedo sino al 1500.

Il fiorire di questa attività e la necessità di scambiare le merci furono sicuramente uno stimolo per l’adeguamento della viabilità locale, peraltro già soddisfacente. Faedo si trovava, infatti, nelle vicinanze di una importantissima via di comunicazione; transitava per l’abitato di San Michele, Burgum Cunispergi, l’antica via imperiale romana Claudia Augusta Altinate, aperta nel 45 d.c. e che congiungeva i territori del Po a quelli del Danubio. Un’altra via che interessò più direttamente il conoide fu tracciata in epoca medievale: si tratta della strada montana, semita Caroli o karoli, via regia nominata nel 1053 nel Chronicon benedictoburanum in occasione della traslazione delle reliquie di S. Anastasia da Verona all’abbazia bavarese di Benedikte-uern che collegava il Piano Rotaliano con Salorno attraverso Faedo ed il Passo Spinello (Sauch) e che si raccordava alla via cembrana che portava a Segonzano e a Pergine. Della semita Caroli si ha notizia da Albrecht Durer che, in viaggio verso Venezia, si trovò a transitarvi poiché il passaggio nel fondovalle gli fu impedito da una delle ricorrenti esondazioni del fiume Adige. Un’altra vecchia via locale, di cui si ha conoscenza, fu la strada della pieve (strada piovèce) che collegava Ville e Verla e attraverso il Passo delle Serre (Masen) scendeva a Faedo.

Se l’attività estrattiva è andata esaurendosi verso la fine del medioevo con l’importazione dal Nuovo Mondo dei metalli nobili del Sud America, l’attività agricola è invece storia moderna ed orgoglio per la comunità di Faedo.

Con i disboscamenti avvenuti nel XII° - XIII° secolo, ed i successivi insediamenti colonici, cominciò un’occupazione del territorio volta al miglioramento della campagna attraverso l’impianto di viti ed alberi da frutto in regime di enfiteusi. In questo periodo vengono anche edificati numerosi masi: Barco, Canazzi, Togn, Cento Finestre, Belvedere, la cui denominazione è ancora attuale.

In particolare, la vite, come del resto accaduto in tutta la Valle dell’Adige, è divenuta nel tempo vanto e fondamentale risorsa economica per la gente di Faedo, come anche rammenta la cosiddetta “carta di regola di Faedo” (Libro de consuetudini della Magnifica Comunità di Faedo), sorta di antico Statuto della comunità. La carta di regola nella sua articolazione ci ricorda l’importanza di un’amministrazione condivisa della cosa pubblica in cui la responsabilità dei beni comunali non è di pochi ma di tutti.

L’origine medievale del borgo, comune a quella di numerosi comuni montani del Trentino, nati come allargamento successivo di abitazioni rurali isolate (masi di Faedo e di Giovo) risulta evidente ancor oggi, pur avendo subito, nel corso dei secoli importanti interventi di carattere architettonico e urbanistico. La tradizionale struttura derivante dai “ castellieri “ con l’aggregazione molto compatta degli insediamenti, dovuta alla necessità di rubare il minor spazio possibile ai terreni produttivi, risulta evidente nei numerosi “ porteghi “ di Faedo. I passaggi sono indispensabili per accedere nella chiusa organizzazione dello spazio, sfruttata spesso con soluzioni originali ed assai decorative. Tra il XVI e il XVIII secolo Faedo conobbe un notevole rinnovamento edilizio che diede al villaggio la chiara impronta rustico – signorile, che ancor oggi si può ammirare addentrandosi nei vicoletti del centro. Delle due chiese la più antica è quella dedicata a Santa Agata.

Notevole importanza nell’assetto urbanistico e nel contesto socio – economico del borgo rivestì nel corso dei secoli la costruzione di un mulino alimentato dal rio Faedo, che diede il nome alla località, tuttora esistente dei Molini di Faedo.