Ti trovi in:

Home » Territorio » Informazioni utili » Storia

Storia

di Mercoledì, 15 Gennaio 2014

Nell’anno 98 d.c. genti germaniche... sempre battute e mai dome, guidate dal loro re Koels, s’erano fortificate nella rocco di Konisberg, col proposito d’invadere l’Italia. Incontratesi con Domiziano Lucatio Catullo, comandante romano furono battute, presa la fortezza ed il loro re fatto prigioniero.

La prima citazione certa di Faedo ricorre verso la fine del VI secolo quando i Franchi penetrando dalle Alpi ingaggiarono battaglia con i longobardi nel campo Rotaliano (584 d.c.). Nel 1243, fu ricostruito Castel Monreale o Konigsberg sul dosso tra Faedo e San Michele a/A, in cui si celebrò, secondo la leggenda, alle idi di marzo del 589 il connubio tra Autari re dei Longobardi e Teodolinda figlia di Gariboldo, il re cattolico di Baviera.

L’insediamento dei coloni. Notevole fu lo sviluppo del borgo a partire dal XII – XIII secolo quando si realizzarono, come in molte altre regioni europee, le ingenti opere di disboscamento, che determinarono l’immigrazione di coloni (runcatores) ad occupare vaste aree forestali. Nella zona collinare che si estende a nord di Trento tra Lavis – Pressano e Faedo questo fenomeno fu d’entità notevole, sollecitato dai conti del Tirolo (giurisdicenti a Konigsberg dal 1293), in sinergia con i monaci presenti nella prepositura di San Michele e determinò un ingente afflusso di manodopera. Quest’insediamento si realizzò in maniera decentrata a partire dall’occupazione dei masi sparsi sulle colline, di proprietà ecclesiastica e nobiliare. La terra fu data da lavorare ai coloni tedeschi in contratto d’enfiteusi, contratto che a fronte del pagamento di un modesto canone d’affitto indusse il contadino a produrvi interventi volti a migliorare lo stato delle campagne quali l’impianto di viti, di alberi a frutto etc… Infatti, l’enfiteusi s’impose per porre un freno al degrado a cui andava incontro la campagna, non essendo la servitù della gleba in grado di coltivarla adeguatamente.

Dei numerosi masi edificati nella zona si ha notizia del catasto di Faedo della seconda metà del XVIII secolo, tra cui si menzionano i masi Barco, Canazzi, Togni, Delle Finestre, Delle Decime e Belvedere, la gran parte dei quali esiste tuttora con la forte presenza germanica in loco serviva per garantire, ai conti del Tirolo un governo agiato ad esercitare una tranquilla protezione su Monastero, opponendosi in ciò agli ordini del Vescovo di Trento.

L’attività mineraria e la viabilità medievale. I motivi per cui furono eseguiti massicci disboscamenti non vanno ricercati solo nella destinazione agricola del suolo dissodato, ma furono dettati anche dal crescente fabbisogno di legname richiesto dall’attività estrattiva, assai fiorente in loco, che lo utilizzava sia per la costruzione delle impalcature che per alimentare i forni di fusione dei metalli. Infatti, l’attività mineraria subì un notevole incremento a partire dal 1189, anno in cui il suo controllo passò dall’Imperatore al Principe Federico Vanga, Vescovo di Trento, che la incentivò e la regolamentò al punto tale che pochi anni dopo, nel 1208, promulgò lo Statuto minerario, primo del suo genere in Europa. Lo statuto minerario prevedeva, tra l’altro, l’istituzione di un tribunale e di un giudice minerario con l’incarico di controllare l’attività estrattiva e la riscossione dei tributi. Questo tribunale ebbe sede a Faedo sino al 1500.

Il fiorire di questa attività e la necessità di scambiare le merci furono sicuramente uno stimolo per l’adeguamento della viabilità locale, peraltro già soddisfacente. Faedo si trovava, infatti, nelle vicinanze di una importantissima via di comunicazione; transitava, infatti, per l’abitato di San Michele, Burgum Cunispergi, l’antica via imperiale romana Claudia Augusta Altinate, aperta 45 d.c. che congiungeva il Po al Danubio. Fu sicuramente durante i ripetuti transiti attraverso questa strada che i romani conobbero, apprezzarono e portarono nella capitale il vinum Rhaeticum, prodotto nelle vallate delle alpi centrali ed assai conosciuto nella Roma imperiale, come testimonia Svetonio a proposito di Augusto che, pur essendo solitamente parco nel consumo di vino, maxime delectatus est Rhaetico. Un’altra via che interessò più direttamente il conoide fu tracciata in epoca medievale: si tratta della strada montana, semita Caroli o karoli, via regia nominata nel 1053 nel Chronicon benedictoburanum in occasione della traslazione delle reliquie di S. Anastasia da Verona all’abbazia bavarese di Benedikte-uern che collegava il Piano Rotaliano con Salorno attraverso Faedo ed il Passo Spinello (Sauch) e che si raccordava alla via cembrana che portava a Segonzano e a Pergine. Della Semita Caroli si ha notizia da Albrecht Durer che, in viaggio verso Venezia, si trovò a transitarvi poiché il transito nel fondovalle gli fu impedito da una delle ricorrenti esondazioni del fiume Adige. Un’altra vecchia via locale, di cui si ha conoscenza, fu la strada della pieve (strada piovèce) che collegava Faedo a Ville e Verla attraverso il Passo delle Serre (Masen). Dopo la scoperta del Nuovo Mondo e la conseguente importazione di metalli nobili dal Sud America rivelatasi ben presto assai più conveniente della produzione europea, a cui si associarono, amplificandone gli effetti, il progressivo esaurimento dei filoni locali e l’avversione dei contadini di Faedo per le miniere a causa dei forni (che) ammorbavano la campagna con i loro fuochi e vapori solfistri, nel 1600 l’attività estrattiva perse definitivamente interesse, il transito e gli scambi si ridussero e di conseguenza fu ridimensionata anche l’importanza del borgo. In quest’epoca, inoltre, il Vescovo di Trento per scongiurare il pericolo dell’eresia luterana diede inizio ad una inversione culturale diluendo la presenza teutonica in Trentino. Perciò a partire dal XVI secolo a capo dell’amministrazione e nei luoghi di lavoro furono poste persone di lingua italiana in sostituzione dei tedeschi. Per rendere più efficace quest’intervento anche nelle campagne si favorirono contratti di locazione a cattolici trentini.

Il borgo. L’origine medievale del borgo, comune a quelli di numerosi comuni montani del Trentino, nati come allargamento successivo di abitazioni rurali isolate (masi di Faedo e Giovo) viene mantenuta ancor oggi, pur avendo subito, nel corso dei secoli importanti interventi di carattere architettonico e urbanistico. La tradizionale struttura derivane dai “ castellieri “ con l’aggregazione molto compatta degli insediamenti, dovuta anche alla necessità di rubare il minor spazio possibile ai terreni produttivi, diventa evidente nei numerosi “ porteghi “ di Faedo. I passaggi sono indispensabili per penetrare nella chiusa organizzazione dello spazio, sfruttata spesso con soluzioni originali ed assai decorative. Tra il XVI e il XVIII secolo Faedo conobbe un notevole rinnovamento edilizio che diede al villaggio la chiara impronta rustico – signorile, che ancor oggi si può ammirare addentrandosi nei vicoletti del centro. Delle due chiese la più antica è quella dedicata a Santa Agata, la cui origine è legata alla fondazione del Monastero, menzionata tra quelle " visitate " (a Pfaydum) per ordine del Cardinale Bernardo Clesio nel 1537 - 38. S–ccessivamente, in un periodo di ammodernamento di chiese, castelli e centri urbani venne ad assumere la struttura gotico – quattrocentesca attuale. Dai documenti redatti in occasione di una successiva visita pastorale, nel 1767, alla cappella di Santa Agata, Faedo risultava abitato da 259 anime comunicanti e 142 “ senza “ (non comunicanti).

Notevole importanza nell’assetto urbanistico e nel contesto socio – economico del borgo nel corso dei secoli rivestì la costruzione del mulino alimentato dal rio Faedo, che diede il nome alla località, tuttora esistente: Molini di Faedo.

Tratto dal libro di Falcetti Mario
"FAEDO E IL SUO VIGNETO"

Immagini riferite a "Storia"